Altro che Autonomia! Nelle nuove tessere sanitarie già in distribuzione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fatto cancellare i simboli delle Regioni – per il Veneto, il Leone di San Marco – che erano presenti nelle “vecchie” tessere sanitarie.
Ed era invece ben logico che quelle bandiere regionali fossero presenti sulle Tessere Sanitarie, perché il Servizio Sanitario Nazionale è da più di vent’anni una materia regionale, gestita dalle Regioni, all’interno di “funzioni di indirizzo e coordinamento” che rimangono di competenza statale.
La collaborazione tra Stato e Regioni
La sanità è infatti una “competenza concorrente”, in cui Stato e Regioni collaborano, il primo fissando norme generali, le seconde governando e gestendo il servizio sanitario nella concreta applicazione alle diverse esigenze di ciascun territorio.
Le “vecchie” tessere sanitarie rispecchiavano anche graficamente questa “collaborazione” stabilita dalla legge tra Stato e Regioni. Nell’angolo superiore destro di ogni tessera sanitaria campeggiavano infatti la bandiera europea, la bandiera italiana e il simbolo della Regione. Per il Veneto, ovviamente, il Leone di San Marco.
E più in basso, sempre a destra, nel fronte di ogni tessera, era previsto uno spazio per “dati regionali” nel quale veniva riportato il logo completo della Regione: “REGIONE DEL VENETO” seguito ancora una volta dal Leone di San Marco.
Spariti i simboli delle Regioni
Nelle nuove tessere sanitarie, i simboli e le denominazioni delle Regioni sono sparite. In alto a destra ci sono soltanto la bandiera europea e il tricolore italiano, senza più il Leone di San Marco o l’aquila del Friuli.
La fretta del Ministero…
Di cancellare la bandiera delle Regioni, il Ministero aveva una fretta barbina: il decreto 14 marzo 2022, che detta le caratteristiche grafiche delle nuove tessere sanitarie (CLICCA QUI per leggere il decreto) è stato pubblicato in Gazzetta Uffficiale soltanto il 22 marzo 2022, ma già dal 1 marzo le tessere sanitarie in distribuzione sono prive dei simboli delle Regioni.
Il decreto cancella le Regioni. E più volte
La volontà di cancellare le Regioni, e l’importanza simbolica che il Ministero annette a questa cancellazione, sono evidenti anche dal fatto che la “personalizzazione regionale” delle nuove tessere sanitarie è espressamente proibita dal decreto, e non una sola volta, ma viene ribadita in più disposizioni puntuali.
Le tessere sanitarie, è scritto nel decreto, “avranno tutte il layout di cui alla figura riportata di seguito. E la figura, ovviamente, è quella priva di ogni simbolo regionale. Dovrebbe bastare questo, ma al Ministero vogliono essere ben sicuri che la svolta centralista non sia aggirabile. Poco più avanti, il decreto si preoccupa di precisare che dalle nuove tessere “sarà eliminata la nota regionale di accompagnamento”. E non è finita: il decreto torna una terza volta sul tema, stabilendo che le nuove tessere sanitarie “sostituiranno progressivamente i layout personalizzati delle Regioni“.
I simboli regionali “non sono necessari”
Ma la cosa “divertente” è che il decreto, nella sua premessa, motiva esplicitamente la de-regionalizzazione delle tessere, ricorrendo ad un argomento che definire ridicolo è poco. Sentite che roba:
Considerato che il Sistema TS garantisce l'interoperabilita' dell'attivazione delle TS-CNS su tutto il territorio nazionale, ai fini della semplificazione delle attivita' ad esso relative da parte del cittadino e che pertanto non risulta piu' necessario riportare sul fronte della TS-CNS il logo della regione di assistenza dell'assistito;
Il ragionamento del Ministero è dunque questo: siccome le tessere sanitarie sono utilizzabili su tutto il territorio nazionale, “non risulta più necessario” riportare il logo della Regione. E quindi, essendo cosa facoltativa e non strettamente indispensabile, i burocrati del Ministero optano per la cancellazione…
A parte che le “vecchie” tessere sanitarie regionalizzate erano già valide su tutto il territorio nazionale, e lo sanno molto bene le migliaia di cittadini del Sud che vengono a farsi curare al Nord, la validità nazionale della tessera sanitaria non sarebbe stata certamente inficiata dalla presenza del simbolo della Regione.
La svolta centralista passa dai simboli
La svolta centralista sulle nuove tessere sanitarie ha un alto significato simbolico, perché elimina le Regioni – proprio nel momento in cui molte di queste, e il Veneto in prima linea, chiedono di veder rafforzato il loro ruolo, come consentito dalla Costituzione – da uno dei documenti “identitari” del cittadino italiano.
Quella piccola bandiera del Leone, presente nelle vecchie tessere sanitarie, pur lì sotto il Tricolore, ci parlava di autonomia regionale e di federalismo, ci diceva che Stato e Regioni governano insieme la Repubblica e insieme organizzano i servizi ai cittadini. Ci diceva che nell’Italia la Costituzione, che i giuristi definiscono “regionalista”, poteva perfino, prima o poi, venir applicata fino in fondo. E invece no.
Quel discorso di Papa Wojtyla
Cancellando i simboli di tutte le Regioni, ritenuti “non necessari“, il Ministero rende visibile la direzione verso cui lo Stato italiano si muove: l’Autonomia regionale prevista dalla Costituzione non s’ha da fare, e non solo saranno rifiutate alle Regioni le nuove competenze richieste, ma ci sarà un passo indietro anche sulle competenze, come la sanità, che sono regionali da vent’anni.
Esattamente vent’anni fa del resto, nel 2002, il nostro grande papa Karol Wojtyla pronunciò alla Camera dei Deputati un discorso (CLICCA QUI per leggere l’articolo di Serenissima.News) in cui esortò a non imporre “forzate uniformità” a un Paese plurale come l’Italia. Erano gli anni di Bossi, dei nostri Serenissimi e dell’indipendentismo veneto che rialzava la testa.
Solidale, ma federalismo
Papa Wojtyla aveva risposto con la dottrina del “federalismo solidale”. Solidale, ma federalismo. In quegli anni, la Costituzione fu per la prima volta modificata in senso federalista. Fu in quegli anni che la Sanità divenne regionale. E fu in quegli anni – era il 2004 – che comparvero le tessere sanitarie con i simboli regionali. Erano piccolissimi passi nella direzione giusta.
Restaurazione centralista
Sono passati vent’anni, e siamo in piena restaurazione centralista. La pandemia, con i suoi decreti, è diventata l’arma per comprimere le autonomie regionali. Al voto del popolo veneto che chiede autonomia si frappongono ostacoli, negando persino quanto Costituzione prevede. E ora perfino le tessere sanitarie, perfino le tessere dei servizi storicamente co-gestiti dalle Regioni, sono tornate, in quest’Italia, une e indivisibili. Vietata ogni “personalizzazione regionale“…. stemo freschi….