«il Fascismo deve volere che dentro i confini non vi siano più veneti, romagnoli, toscani, siciliani e sardi: ma italiani, solo italiani». Sono parole di Benito Mussolini, il Duce, e raccontano qualcosa delle malefatte del nazionalismo italiano, e dei suoi miti imperiali e iper-unitaristi, che prima hanno fermamente voluto la tragedia della Grande Guerra e poi hanno trascinato nuovamente l’Italia in un’altra guerra mondiale che ha mutilato la Venezia delle province di Istria e Dalmazia.
Le leggi fasciste: vietato l’uso del termine “Veneto”
Il diktat del Duce trovò naturalmente applicazione in norme fasciste, che vietarono l’uso del termine “Veneto” in tutti gli atti ufficiali. Ma tutti i servizi diffusi sul territorio, e inevitabilmente organizzati per Regioni, a cominciare dalla scuola, mostrarono ben presto l’impossibilità materiale di applicare quelle norme. Che rimasero vigenti, ma solo, diciamo così, per “mostra”. All’italiana.
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Questa è una storia esemplare, delle follie del nazionalismo unitario, che ci viene magistralmente raccontata da Roberto Gremmo, lo storico e studioso di storie locali le cui ricerche hanno sostanziato il moderno autonomismo delle Regioni del Nord, sul giornale online “La Nuova Padania“.

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Annotiamo che ancor oggi gli effetti dei perversi miti nazionalisti italiani si fanno sentire. Ancor oggi molte persone, persino nel Veneto, negano contro ogni evidenza l’identità del popolo veneto e la sua stessa esistenza come popolo. Il “siamo tutti soltanto italiani” di Mussolini riecheggia ancora, nelle nostre menti, pur dopo tanti anni e tanti disastri.
